
38) Dall'etica alla politica.
Anche Aristotele, come Platone, sente il bisogno del passaggio
dalla teoria alla pratica: lo sguardo empirico e disincantato del
filosofo sottolinea pertanto la necessit della politica per la
vita degli uomini; e la necessit, nella politica, dell'aspetto
normativo e di quello punitivo

Etica nicomachea, 1179a 33-1180a 24 (vedi manuale pagine 140-141).
1   [1179 a] [...] Se di questi argomenti e delle virt, ed
inoltre dell'amicizia e del piacere si  trattato sufficientemente
nelle loro grandi linee, bisogna forse pensare che l'intento
propostoci ha fine? O non  forse che, come si  detto, nel campo
di ci che  soggetto d'azione, il fine non  [1179 b] il
contemplare ed il conoscere ogni singola determinazione, ma
piuttosto il compierla? Pertanto neppure per quel che concerne la
virt  sufficiente il conoscere, ma bisogna cercare di possederla
e di praticarla, o, se per qualche altra via diventiamo uomini
dabbene, battere questa via.
2   Se dunque i ragionamenti fossero in se stessi sufficienti a
rendere onesti gli uomini porterebbero a buon diritto molte e
grandi ricompense, secondo il detto di Teognide, e se ne dovrebbe
far provvista. Ma, in realt, consta che essi volgono ed
incoraggiano s quei giovani che sono di spirito liberale ad esser
forti, e rendono un carattere nobile e veramente amante della
bellezza morale posseduto dalla virt, ma sono incapaci di volgere
la massa degli uomini verso l'assoluta perfezione. Infatti la
massa non  naturalmente portata ad ubbidire al pudore, ma alla
paura, n ad astenersi dalle azioni malvagie per la loro
turpitudine, ma per le punizioni: giacch, vivendo sotto l'impulso
della passione, persegue i piaceri che le sono propri e le cose
per le quali saranno realizzati, e fugge i dolori opposti; invece
della bellezza morale e del vero piacere non ha neppure l'idea,
poich non ne prova il gusto. Gente di questo genere quale
argomento potrebbe cambiare? Infatti non  possibile o non 
facile che delle determinazioni da lungo tempo radicate nei
caratteri siano cambiate dal ragionamento. Ma c' senz'altro da
esser soddisfatti se, possedendo tutte le condizioni in forza
delle quali riteniamo di diventare persone oneste, riusciamo a
partecipare della virt.
3   Alcuni pensano che si diventi buoni per natura, altri per
abitudine, altri ancora con l'insegnamento. Ora, ci che  dono
della natura  chiaro che non dipende da noi, ma  per qualche
causa divina che appartiene a coloro che sono veramente fortunati.
E d'altro canto l'insegnamento teorico c' da temere che non sia
efficace in tutti quanti gli uomini, ma con le abitudini bisogna
preparare previamente l'animo dell'ascoltatore e rallegrarsi e ad
odiare per giusti motivi, come terra che nutrir il seme. Infatti
chi vive secondo la passione non darebbe retta ad un ragionamento
che lo distolga da questo genere di vita, n invero lo
comprenderebbe. Ora, chi versa in una simile condizione com'
possibile persuadere a cambiare vita? E' comunemente ammesso che,
in generale, la passione non si sottomette alla ragione, ma alla
forza. Di conseguenza il carattere deve in qualche modo gi
possedere qualcosa che  proprio della virt, amando la bellezza
morale ed avendo in dispregio la turpitudine.
4   Ma avere fin da giovane una retta educazione alla virt 
difficile se non si  allevati sotto leggi di questo genere:
infatti vivere nella moderazione e nella fermezza ai pi non 
piacevole, e specialmente ai giovani. Per questo si devono
regolare con delle leggi il loro nutrimento e le loro occupazioni:
esse infatti non saranno penose una volta divenute abituali. [1180
a] Ma, senz'altro, non basta avere quando si  giovani un corretto
regime alimentare ed una corretta cura; ma poich anche quando si
 diventati adulti si devono praticare le cose che si sono apprese
ed avervi consuetudine, anche a questo riguardo avremo bisogno di
leggi: e, in generale, dunque, ne avremo bisogno per tutta la
vita. Infatti la massa degli uomini ubbidisce di pi alla
costrizione che al ragionamento, ed al castigo che alla bellezza
morale.
5   Per questo alcuni pensano che i legislatori da un lato devono
invitare alla virt ed esortare ad essa in grazia della bellezza
morale, nella speranza che daranno loro ascolto coloro che nelle
abitudini sono progrediti come si conviene; dall'altro infliggere
punizioni e castighi a quelli che non ubbidiscono e sono riottosi
per natura, e bandire totalmente gli incorreggibili. Infatti
l'uomo dabbene, che vive per la bellezza morale, obbedir al
ragionamento, mentre il malvagio, il quale desidera il piacere,
sar punito con una pena, come un animale da soma. Per questo si
dice anche che le pene devono essere di natura tale da opporsi
massimamente ai piaceri che sono stati amati.
6   Se dunque, come s' detto, colui che sar un uomo dabbene deve
essere stato ben allevato ad aver contratto buone abitudini, e in
seguito vivere cos tra occupazioni che si convengono, e non
compiere, n volontariamente, n involontariamente, ci che 
cattivo: ebbene, questi risultati si avranno per coloro che vivono
secondo l'intelletto ed un retto ordinamento il quale possieda
forza. Ora, l'autorit del padre non possiede forza n
coercitivit (n, in generale, l'autorit di un solo uomo, a meno
che non sia un re o una persona di questa sorta); per contro la
legge ha potere coercitivo, poich  una regola che deriva da una
certa saggezza ed intelligenza.
7   Ancora, si odiano fra gli uomini quelli che si oppongono ai
nostri desideri, anche nel caso che sia giusto che lo facciano, ma
la legge non  odiosa nel prescrivere ci che  onesto

(Aristotele, Etica Nicomachea, Bur, Milano, 1986, volume secondo,
pagine 877-883).

